Un grido terribile, mai udito
prima, squarciò un giorno la pace della prateria, mettendo in fuga tutte le
creature che la abitavano. E vedendo quel
grande serpente di ferro che correva gridando e lanciando un fumo nero che si sperdeva a
fatica nell’aria, dapprima fuggirono anche i pellerossa "Coeur d'alene", dei Nez Percés, ma gli uomini sono creature un po’ speciali, più curiose e intelligenti della media: fra loro c’è
sempre chi vuole sapere e capire. Così, passato il primo spavento, i Nez Percés
si misero a osservare con attenzione il “mostro”, seguendolo di nascosto lungo
il suo percorso: non andava più veloce dei loro cavalli, dopo tutto! Così, i guerrieri capirono presto che il "serpente di ferro" non era vivo, perché dei "visi pallidi" entravano e
uscivano dalla sua “pancia”, videro che si fermava perché aveva bisogno di
acqua e di legna, e soprattutto si accorsero che poteva camminare solo sulla
lunga strada di ferro che
era stata stesa per terra. Facile fermarlo, allora, quell’oggetto
puzzolente che metteva in fuga persino i bisonti di cui loro vivevano: bastava rompere i depositi
d’acqua sistemati lungo la via, ma, soprattutto, bastava togliere la strada di
ferro. Fu quello che fecero gli uomini di Tuekakas, il grande capo che, dopo il battesimo, diventò Giuseppe, detto il
Vecchio. Il treno deragliò. Fra le merci che si sparsero intorno c’erano delle
perline colorate, carine ma senza valore: anche i Romani ne usavano per
abbagliare con poca spesa le tribù che incontravano (le offrirono addirittura ai raffinatissimi cinesi, e l'Imperatore per guardarle si mise gli occhiali!). I Pellerossa però non le avevano mai
viste. Così, la sposa di Tuekakas fu la prima donna indiana ad avere il vestito
ornato di perline, e suo figlio, Hinmaton Yalaktit che diventerà Capo Giuseppe,
fu il primo bimbo indiano con la culla/zaino ornata di perline. Nel “Museo
delle Culture del Mondo” (Castello d’Albertis, a Genova), si possono vedere
dei vestiti indiani con quelle perline che chi
non riflette chiama “ornamento tipicamente pellerossa”. Chissà con quale
tecnologia potevano farle, gli indiani, le perline…
C'era una volta, ma c'è ancora, una vecchia Maestra che un giorno si stancò di leggere delle rime zoppicanti:quelle che devono aver letto da bambini molti "rapper" di oggi… Per "filastroccare" basta in fondo creare il ritmo in 4/4 dei giochi di movimento infantili, delle conte, delle ninnenanne. Se volete una filastrocca su qualcosa di preciso, sono qui. laila.cresta@gmail.com
venerdì 22 marzo 2013
martedì 19 marzo 2013
INDOVINELLI NEL FRUTTETO
Sembra una luna e ti fa sognare - di altre terre di là dal mare.
Può essere bianca, rossa o giallina - ma ha sempre una buccia un po' pelosina.
Bianca o rossa ce l'hai tutto l'anno - chi non la mangia, tutto a suo danno!
Sia rugginosa, verde o rossina - per essere mela è un po' allungatina!
Ha nome d'uccello, peloso e verdino - a fette ha la forma d'un fiorellino!-
Il colore al sole lui ruba d'estate - ci fai le spremute oppur le frullate.
Color delle viole oppur del limone - sian secche o fresche, son sempre buone!
VOCALI
Se ben la guardi è un castelluccio
con due torrioni, con un tettuccio...
Forse mi sbaglio ed è un torello:
laggiù nel campo corre bel bello.
a
E' una bambina- un po' pienotta
con le treccine-, con la panciotta..
o forse è solo - un puf piccino
adatto solo - a un elfo bambino.
e
Spunta fra l'erba- una foglina
un po' lunghetta- tanto piccina...
se poi è in fuga- con tante uguali
è solo fumo- o tante ali.
i
Un seggiolino- col poggiatesta
un principino- corona in testa:
un amo pare- pronto alla pesca:
lo puoi lanciare- se metti l'esca.
o
Ecco un bimbetto- col ricciolino
è una boccuccia- un frutto piccino
anche un'oliva- o un pesce palla
che se si gonfia- sta anche a galla.
mercoledì 2 gennaio 2013
Malinconie di tredicenne
La Dama
Essa, pallida signorina triste,
è sempre sola
e pur sempre s'accompagna
ha in man le liste
e dalla gente segnata vola.
Com'entra i bimbi s'acquietano intimiditi
e i vecchi sospirano
pensando a tempi lontani e finiti.
Lei si ferma, sorride e spera
d'aver la casa sua trovata
ma non è ver e presto n'é cacciata,
quando un bimbo scherza,
un vecchio ride dolcemente
e i neri pensieri volano via,
allora lei fugge piangente
a cercar altro loco, altra via
alla cerca di povera gente
che no, non la possa mandar via..
E quivi resta sovrana
fra miseria e stenti
prima che qualcuno tenti
di mandarla lontana:
un viso di fanciulla
un riso di bimbo
un canto di mamma vicino alla culla.
La conoscete?
Col suo nero vestito ci ha visto
ci tien compagnia
fin dalla lontana infanzia:
è Lady Malinconia.
Laila, a 13 anni
A 13 anni amavo Ulisse
E van le svelte navi
guidate da Ulisse:
Or non più canti in domestici lari,ma mari e cieli, cieli e mari
E van gagliardi pensando a lontane spose
di là a, la scritta "Non più oltre".
Ed ecco dallo Stretto dove il Forte pose,
fatidicsi à degli offesi dei:
Giove gransquarcia la coltre
della bontde pieno di livore
manda fulmini ai nauti rei
e all'incauto capo navigatore.
Su tutti, spauriti, domina Ulisse
che là sulla tolda forte disse:
"In vita mia, neppur in mia lontana terra
vidi mai tempesta più bella!" .
E subito a singolar tragico tenzone
stanno Ulisse e lo sposo di Giunone,
né d'aidar l'Astuto i Nauti hanno speranza
perché già combattere devono, e inizia la danza!
O danza tragica e immane
in cui Titani combattono figure umane!
Eolo soffia e rovescia scuri nembi
che van vagando nel cielo tempestoso
mentre ruggendo allarga di nubi lembi
coprendo il bel sole luminoso.
Anche Nettun muggisce e onde avvita
rovesciando immani muri acquosi
su d'Ulisse i compagni, per spezzar loro vita.
Così s'agitano i tremendi marosi
finché tutto scompare in nulla:
le onde si richiudono sopra di loro
che più non vedran occhio di fanciulla
né di bimbi bei riccioli d'oro.
I nembi si dissolvono lenti
quasi con malinconia,
mentre fuggono svelti Eolo e i suoi Venti.
Torna Nettuno nei suoi antri marini
nel suo regno, tra alghe e pesciolini.
E Febo sorride, velato da nuvolette rosa:
solo qualche relitto informe piange
sull'onda lenta e sonnacchiosa.
mentre ruggendo allarga di nubi lembi
coprendo il bel sole luminoso.
Anche Nettun muggisce e onde avvita
rovesciando immani muri acquosi
su d'Ulisse i compagni, per spezzar loro vita.
Così s'agitano i tremendi marosi
finché tutto scompare in nulla:
le onde si richiudono sopra di loro
che più non vedran occhio di fanciulla
né di bimbi bei riccioli d'oro.
I nembi si dissolvono lenti
quasi con malinconia,
mentre fuggono svelti Eolo e i suoi Venti.
Torna Nettuno nei suoi antri marini
nel suo regno, tra alghe e pesciolini.
E Febo sorride, velato da nuvolette rosa:
solo qualche relitto informe piange
sull'onda lenta e sonnacchiosa.
Laila, a 13 anni
IL MIO FRATELLINO- A 10 anni filastroccavo così!
IL MIO FRATELLINO E' COME IL TUONO
(scherzo)
Oscuri nembi volano
nel tempestoso cielo
che avvolge come un velo
le terre, i laghi e i mar.
E lampi saettando
squarcian la volta oscura
e il tuon viene rombando...
Ma da lontana loggia,
scende, lenta e benefica, la pioggia.
martedì 11 dicembre 2012
La Vera Pastorale del Santo Natale
Nell’orrido rigor - di stagion
cruda
Nascesti o mio Gesù – nella
capanna (bis)
Non fra genti - ma fra
giumenti - in Betlemme è il Tuo Natal!
Amabil Dio! E questo fatto
l’hai - per amor mio! (bis)
Caro eletto pargoletto –
quanto questa povertà
Più m’innamora! Giacché ti fece amor povero ancora! (bis)
(sul
suono delle campane): Adoriamo il Bambino! Adoriamo il buon Gesù!
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